Dipendenza affettiva


Quando l’amore diventa un’ossessione


Come mai in una società moderna, dove la donna si sta emancipando, si sta inserendo in tutti i ruoli dirigenziali, in politica, in ambito medico, come ricercatrice e scienziata, dove pare non dover più dipendere da nessuno, in quanto autonoma da tutti e da tutto, sembra esser invece aumentata la dipendenza affettiva?

Qualcuno potrebbe rispondere che il senso di dipendere dal partner è in un certo qual modo normale, è naturale trovare rifugio nella persona che abbiamo a fianco…

E’ infatti di dipendenza patologica che parleremo qui.

La dipendenza in una relazione, in particolare nella fase di innamoramento dove può essere considerata “simbiosi”, è fisiologica, ma dovrebbe trovare un equilibrio con il prolungarsi del rapporto lasciando nella coppia il desiderio di autonomia e comunque dovrebbe essere una dipendenza affettiva che passa da un membro all’altro della coppia in maniera agile.


La dipendenza affettiva diventa DISFUNZIONALE quando la relazione viene vissuta come condizione fondamentale e unica di sopravvivenza, il partner viene percepito talmente indispensabile, gli viene attribuito un valore talmente elevato da annullare se stessi in favore delle richieste e dei bisogni del compagno. La paura più grande è che il proprio comportamento possa portare il partner a rompere la relazione.

La relazione è completamente priva di reciprocità e crea malessere fisico e/o psicologico. Si parla di sintomi del tutto simili alla dipendenza da sostanze.

Anche in questo tipo di relazione esiste il CRAVING, cioè il desiderio impulsivo per una sostanza, un cibo, un oggetto che comporta un senso apparente di piacere immediato e gratificazione. Come la persona dipendente da alcool o droghe mentirà a se stesso e agli altri dicendo “un goccio e poi smetto”.. gli scrivo solo questo messaggino e poi basta, solo per sapere come sta…ma non ci torno insieme…”

Qualunque esposizione allo stimolo può provocare il riattivarsi del desiderio senza controllo.

Questo tipo di problema si presenta non solo tra fidanzati, ma anche in altre relazioni importanti come quelle tra genitore e figlio, tra fratelli, con un amico e solitamente la persona che soffre di questo disturbo passa da una relazione all’altra sempre con le stesse modalità (dalla dipendenza dalla madre a quella col partner o con un collega…)

In generale possiamo dare alle dipendenze, la funzione di rimuovere la realtà diventata intollerabile attraverso delle esperienze ossessivo-compulsive (non può fare a meno della persona amata/alcool/sigaretta…)

Anche se la persona sa che ciò che sta facendo non è buono per sé, ascolta il piacere immediato senza badare agli effetti a lungo termine…

Solitamente chi soffre di dipendenza affettiva ha un’esperienza alle spalle di abbandono da parte di chi avrebbe dovuto prendersi cura di lei (non necessariamente un abbandono reale, ma anche un assenza in momenti importanti della propria esistenza, un non avere abbastanza attenzioni perché il genitore troppo occupato…) I messaggi che il bambino ha registrato nel proprio inconscio sono di questo tipo: “non ho tempo per te”, “non vali abbastanza”, “non sei degno del mio amore” e vengono fuori in tutte le relazioni da adulto.

Anche se potrebbe sembrare una persona di successo in vari ambiti della propria vita (lavoro, gestione della casa…) a livello relazionale la persona dipendente si è costruita un’immagine di sé come INADEGUATA, INDEGNA DI ESSERE AMATA e a misurare il proprio valore è la capacità di sacrificarsi per la persona amata.

La donna dipendente attua dei comportamenti di protezione nei confronti del partner e impersona per lui ruoli differenti a seconda delle circostanze (confidente, amica, mamma, infermiera, donna delle pulizie…)

In questo modo la dipendente non ascolta i propri bisogni e le proprie emozioni, vedendo quelle del partner più importanti e spesso nelle situazioni di conflitto soffoca la rabbia o la rivolge contro se stessa trasformandola in sensi di colpa che si insinuano come pensieri ricorrenti che alimentano la propria insicurezza e l’ansia di poter perdere il proprio oggetto d’amore.

Queste persone riescono a tollerare dalla persona amata qualunque atteggiamento: tradimenti, violenze, svalutazioni pur di non rischiare di essere lasciate.

Ecco perché , tornando alla domanda iniziale, oggi si soffre di dipendenza emotiva più che mai: in questo periodo storico nel passato delle donne, anche di quelle in carriera, ci sono sempre più spesso dei vuoti emotivi dovuti a genitori troppo impegnati nel lavoro o nella ricerca del lavoro, sono impegnati entrambi e quindi i figli sono spesso pieni di attenzioni materiali, ma con una grande assenza di cura affettiva e di ascolto.

Si è notato, studiando i tantissimi casi con tutte le sfumature possibili, che la dipendenza emotiva segue in linea di massima sempre le stesse fasi.


Le Fasi della dipendenza emotiva:

PRIMO INCONTRO – ATTRAZIONE: la persona attrae per il suo modo di fare affascinante, pieno di cose da fare, ma capace di organizzare tutto, sicuro di sé. Spesso è il partner a dare attenzione alla donna dipendente, mostrandosi in tutto il suo splendore, inizialmente adulandola e riempiendola di complimenti tipicamente manipolativi. La donna si sente importante e considerata, ascoltata da una persona che ha successo e che toglie tempo ai propri interessi per darlo proprio a lei!!!

IDEALIZZAZIONE: si vedono solo i lati positivi del partner, viene visto come il salvatore, l’uomo ideale, l’eroe!

ASSENZA DEL DOLORE: si vive una fase dove momentaneamente si colma il vuoto che da sempre ha lasciato l’assenza del genitore durante l’infanzia.

AMBIVALENZA: dopo un iniziale benessere iniziano ad emergere alcuni segnali di problematiche nella coppia, il partner diventa sempre più esigente e sempre meno disponibile, e così il bisogno della dipendente di presenza viene meno e compare per un momento l’idea che il compagno non sia la persona giusta.

AUTOINGANNO: Il pensiero che il partner non vada bene viene subito messo da parte in favore di giustificazioni del suo comportamento, pur di non perderlo. La dipendente fa finta che vada tutto bene e per far si che nessuno possa metterla di fronte alla realtà dei fatti e possa sottolineare le mancanze del compagno cerca di non frequentare persone e la coppia si isola.

ISOLAMENTO E SINTOMI: la persona ormai è completamente in trappola, isolata dal mondo reale ha come unico scopo quello di non perdere la relazione nonostante stia malissimo, ha paura di stare peggio senza la presenza del compagno.

Se l’altro fugge, la disperazione dovuta al senso di abbandono spinge la dipendente all’inseguimento, collezionando una serie infinita di rifiuti e svalutazioni;

Se l’altro rimane, la dipendenza aumenta in maniera esponenziale, il dipendente aumenterà le richieste di amore e la gelosia nei suoi confronti, rendendo il rapporto pesante e insopportabile.

In questa fase tutti i sintomi che nelle precedenti fasi erano presenti in maniera lieve aumentano notevolmente:

  • paura di essere abbandonata

  • paura di perdere il controllo e di impazzire

  • disturbi del sonno

  • disturbi alimentari

  • ritiro sociale

  • perdita del senso di realtà

  • ansia generalizzata e attacchi di panico

  • uso compulsivo del cellulare

  • controllo del cellulare del compagno

  • alterazione dell’umore

In questa situazione la persona è in piena confusione, annaspa, chiede consiglio a tutti ma non ne segue nessuno…

Molto spesso una persona dipendente, anche se riesce a lasciare il partner e apparentemente a riprendersi, riproporrà nelle successive relazioni il medesimo copione, trovando il partner giusto per poterlo mettere in atto e lamentandosi della sfortuna che ha nel trovare uomini che la fanno soffrire…

Una psicoterapia è quello che serve per uscire dal copione attraverso i seguenti obiettivi:

  • capire il proprio modo di “funzionare”

  • arrivare alla motivazione sottostante alla dipendenza

  • modificare i legami di attaccamento insicuro e rielaborare le esperienze passate

  • sviluppare l’assertività

  • migliorare l’autostima e la sicurezza in se stessi

  • ascoltare se stessi, le proprie emozioni e i propri bisogni

  • diventare il primo oggetto d’amore prima di poter amare un altro o essere amata.

  • Instaurare legami significativi e soddisfacenti

Una metafora che uso spesso con i miei pazienti è quella della panchina.

Se in una relazione i partners sono legati come una panchina a due posti, quando uno dei due non c’è, l’altro non sta in piedi perché gli mancano due piedi per essere stabile avendo quattro gambe in due…

In una relazione equilibrata si deve stare su due sedie affiancate, in modo da avere otto gambe in due e se uno si allontana, l’altro si regge da solo. In questo modo non si sta insieme solo per la paura di cadere, per necessità, ma si sceglie di stare insieme per piacere, per amore vero, per condividere gioie e dolori guardandosi negli occhi in sinergia, dove nessuno succhia l’energia all’altro ma l’energia di entrambi viene messa a servizio del benessere della coppia.




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